Conservativa

L’odontoiatria conservativa è una branca dell’odontoiatria restaurativa che si occupa della cura dei denti cariati, delle procedure per l’eliminazione della carie e di quelle relative alla chiusura delle cavità risultanti dall’eliminazione dello smalto e della dentina cariata, tramite l’utilizzo di appositi materiali.

Le carie possono essere superficiali o profonde. Nel primo caso ci si limita ad asportare parte della dentina e dello smalto interessati dalla carie, usando frese montate su turbina e micromotore e dopo otturando il dente con appositi materiali (amalgama o compositi). L’uso degli amalgami d’argento (a causa del contenuto in mercurio) è stato sostituito ormai dai materiali compositi che per le loro caratteristiche adesive permettono una preparazione della cavità cariosa meno ampia rispetto all’uso dell’amalgama che richiedeva cavità ritentive. Nelle carie profonde vi può essere un interessamento della polpa del dente, contenente anche le fibre nervose, e allora si ricorre alla cura canalare detta anche devitalizzazione (Endodonzia).

Il termine conservativa indica l’obbiettivo di tali cure, cioè di conservare i denti altrimenti distrutti dalla carie.

Conservativa moderna

L’odontoiatria conservativa moderna è basata sul concetto di minima invasività, con la rimozione del solo tessuto cariato e la sua sostituzione con un materiale da restauro, che viene legato direttamente al tessuto sano. Negli ultimi anni, infatti, sono state quasi abbandonate gli amalgami d’argento (che richiedevano una preparazione ritentiva, quindi estesa) a favore dei compositi.

I Compositi

Il composito è una resina che presenta una variazione di colori moto simili a quelli del dente.Il composito è un materiale facile da modellare che dopo una reazione di polimerarizzazione, attivata attraverso l’esposizione a luce di adeguata lunghezza d’onda (fotopolimerizzanti), indurisce.

L’adesione del composito al dente vien ottenuta mediante un “componente intermediario” chiamato Bonding.La struttura dentaria è idrofila, mentre le resine composite sono idrofobe, serve dunque un sistema adesivo che unisca le due componenti:

I compositi devono aderire mediante il bonding a due tessuti dentali diversi: lo smalto e la dentina.

La prima operazione che viene effettuata, una volta rimosso il tessuto cariato e costituita quindi una cavità conservativa è quello della mordenzatura. La mordenzatura dello smalto con acido orto fosforico al 37% permette di produrre un complesso tridimensionale sulla superficie smaltea, aumentando sia l’area disponibile per l’adesione, sia l’energia libera di superficie. Dopo la mordenzatura lo smalto ha una superficie irregolare, perché questo crea delle microritenzioni dell’ordine di 10-15 micron, in cui il bonding potrà andare a creare ritenzioni micromeccaniche.

In dentina durante la preparazione di cavità i detriti creati dagli strumenti insieme ai batteri formano uno strato di spessore compreso tra 1 e 5 microns detto Smear Layer; i detriti che si depositano all’imbocco dei tubuli dentinali formano dei “tappi” detti smear plugs. La mordenzatura della dentina con acido ortofosforico al 37% rimuove lo smear layer, gli smear plugs e un sottile strato di idrossiapatite, mentre non danneggia minimamente le fibre collagene; la dentina mordenzata è quindi priva di detriti, ha una superficie più ampia, i tubuli sono aperti e in superficie ci sono molte fibre collagene esposte. L’adesione sulla dentina deve la sua efficienza proprio a questa fitta trama di fibre, attraverso le quali penetra il bonding per formare, dopo la polimerizzazione, uno strato ibrido costituito da resina e collagene che assicura un legame micromeccanico.

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